Pete & Kantrop

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mercoledì, 31 maggio 2006

Adesso mi divertirò un po' con te con un bel gioco che ti piacerà Simone dice che è molto semplice e lui  queste cose le sa! Batti in aria le mani e poi falle vibrar se fai come Simone non puoi certo sbagliar! Adesso che hai capito certamente puoi giocare sempre con gli amici tuoi. Come puoi veder non è difficile segui il ritmo e niente più! Butta in aria le mani e poi lasciale andar muovile ancora con me un po' di qua e un po' di là! Batti in aria le mani e poi falle vibrar se fai come Simone non puoi certo sbagliar!


Simone è stato brutalmente assassinato il 24.10.1970.

postato da: egovirtuale alle ore 16:34 | link | commenti
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Fortunatamente sono pazzo., altrimenti impazzirei.
postato da: egovirtuale alle ore 16:22 | link | commenti
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Ogni tanto bisognerebbe prendere a schiaffi sé stessi con i piedi.
postato da: egovirtuale alle ore 16:16 | link | commenti
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lunedì, 29 maggio 2006

Dove riduzionismo non è una battuta di ovadia.
postato da: egovirtuale alle ore 21:31 | link | commenti (1)
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Ho il blues del blues.

postato da: egovirtuale alle ore 15:58 | link | commenti
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Non dire nulla che non possa essere usato contro di te.
postato da: egovirtuale alle ore 15:55 | link | commenti (1)
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Dio ha finito il toner.
postato da: egovirtuale alle ore 15:54 | link | commenti
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Se la conoscenza della natura profonda del mondo, fosse il presupposto per essere umanamente migliori e più felici, dovremmo rimandare questa condizione a data da destinarsi. Oppure ammettere che così non è. Ammettere che, insomma, non è necessario svelare la intima struttura della realtà, né mettere d'accordo, una volta per tutte scienziati, filosofi, religiosi, cantastorie e piccoli imprenditori. E se la Sapienza Ultima non serve necessariamente, che cosa allora, potrebbe bastarci?

postato da: egovirtuale alle ore 15:52 | link | commenti
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venerdì, 26 maggio 2006

Immagina di non stare sulla superficie degli occhi, ma dentro al torace, al buio caldo. Immagina di non stare intorno alle narici, ma appena dieci centimetri oltre, non molto lontano da te, ma già più vicino all'aria. Immagina di non stare sulla groppa delle parole che ripeti, ma sotto ad esse, come un meccanico d'auto. Immagina che
postato da: egovirtuale alle ore 18:23 | link | commenti
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Ma uno, nella sua vita, può fare a meno delle canzonette di Daniel Johnston?
postato da: egovirtuale alle ore 18:19 | link | commenti (2)
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mercoledì, 24 maggio 2006

I sistemi viventi sono come la tv. Dei sistemi decrittanti. L'informazione non esiste in natura se non in quanto decrittata e riconosciuta come tale dal sistema vivente che dà ad essa il potere di organizzare il mondo.


Ciò pone la questione della ricorsività: dal momento che noi stessi siamo informati da informazioni che sono "nostre" decrittazioni. Il decrittante è informato dalle informazioni che decritta.


Ciò significa che il mondo è costantemente costruito nella sua forma apparente dalla sua forma apparente.


Caos e ordine convivono in una eterna danza. Ed è impossibile dividerli o riconoscerne uno dall'altro.


Il caotico pullulare di energia ha in sè le mille forme. Universi diversi convivono, ricreandosi, decrittando diversamente la medesima fonte.


Alla tivù danno la nebbia. E' notte fonda. Tu dormi della grossa sul divano. E dio inventa sè stesso inventadosi inventandosi.

postato da: egovirtuale alle ore 22:10 | link | commenti (2)
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Salve, sono Control.
postato da: egovirtuale alle ore 21:20 | link | commenti
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L'architettura è una metafora del cogito, dell'agire e del comunicare umani. L'architettura crea contesti abitabili e percorribili. Crea contesti di vita fatti di spazi, di zone, di non-spazi, di non-zone. Di aperture e percorsi, di muri e non-oltrità.


Quando pensi, agisci, comunichi stai costruendo architetture immateriali, che poi saranno il tuo, il nostro contesto di vita.


Chi ne è consapevole gioca molto sui muri, sugli spazi interrotti, sui non-spazi, sulla non oltrità. Ciò che è inesperibile è impensabile, e in quanto inpensabile costruisce profondamente il mondo in cui vivere. O meglio, in cui non vivere.


Dio è uno di questi. Il migliore, peraltro. Il grande negatore dell'oltre. Il Contestualizzatore Massimo. Colui il quale crea le regole invisibili che non possono essere scorte, ma che guidano lungo i bordi l'umanità ignara dei bordi stessi.

postato da: egovirtuale alle ore 21:19 | link | commenti (1)
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martedì, 23 maggio 2006

Non possiamo non comunicare perchè ogni segno letto come indizio diventa informazione. Informazione è dunque ogni cosa che viene intesa come tale. Si tratti di parole dette, scritte oppure di azioni compiute. Agire è informare. Parlare è informare.


Ogni cosa è quello che è perchè esiste un dettato informazionale che la informa nella forma che assume e che permane trasformandosi. Si tratta però di informazioni particolari, ovvero capaci di dare forma alle cose del mondo, affinchè esse siano quello che sono e non altro. Si tratta quindi di informazioni diverse dalla informazioni di cui siamo abituati. Esse agiscono per così dire in background, costituendo un tessuto connettivo stabile. Non sono intelleggibili dalla cosa che ne è informata. Per l'uomo, ciò vale a significare che esso non può accorgersi delle informazioni che lo informano.


Creare le condizioni affinchè possano attualizzarsi le condizioni affinchè ciò che desideriamo trovi le condizioni per emergere, significa offrire al mondo informazioni che creano condizioni affinchè possano crearsi le condizioni. Dal che è possibile affermare che una relazione è sempre costruita su difetti informativi reciproci. Una azione che non conduce al successo è un sistema di informazioni carenti e poco informative, poco informatizzanti.


Ho finito, buonasera e grazie.

postato da: egovirtuale alle ore 22:17 | link | commenti
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Mavaffan
postato da: egovirtuale alle ore 17:09 | link | commenti
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.....
postato da: egovirtuale alle ore 17:09 | link | commenti
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Vualà.
postato da: egovirtuale alle ore 17:08 | link | commenti
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Un pugnetto deciso sullo chassis, quando te lo dico io.... vai!
postato da: egovirtuale alle ore 17:08 | link | commenti
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Parla sul microfono e contemporaneamente tossisci. Bene. Ora spegni e riaccendi.
postato da: egovirtuale alle ore 17:07 | link | commenti
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O è un filo. O è la tensione. Oppure... è il faser sullo split che non modula.
postato da: egovirtuale alle ore 17:06 | link | commenti
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Cristosanto, ma che ha. Dai, che andava. Adesso, no. Macchec.. Scuoti la tastiera deciso, please.
postato da: egovirtuale alle ore 17:05 | link | commenti
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Occhei. Adesso aspetta. Mmmm. Tenaglia, tenaglia. Dai, velooce.
postato da: egovirtuale alle ore 17:03 | link | commenti
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No. Non va. Prova un poco più forte.
postato da: egovirtuale alle ore 17:02 | link | commenti
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Occhei. Dai un colpetto al monitor.
postato da: egovirtuale alle ore 17:01 | link | commenti
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Ora la chiave da dieci. No, aspetta. Quella da dodici.

postato da: egovirtuale alle ore 17:01 | link | commenti
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Passami il cacciavite.
postato da: egovirtuale alle ore 16:59 | link | commenti
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lunedì, 22 maggio 2006

DOPO TRE ANNI E PASSA DI BLOGGING


Che invenzione del minchia, i blog.

postato da: egovirtuale alle ore 22:29 | link | commenti (1)
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Se lui l'ha fatto, perchè non pure io?


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postato da: egovirtuale alle ore 22:26 | link | commenti
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A: Ciò che manca è l’ascolto autentico.
B: Cosa vorresti dire?
A: Voglio dire che è raro trovare un interlocutore capace di prestare una attezione profonda. Capace cioè di comunicare “dedizione” a ciò che ti sforzi di dire, di raccontare, di esternare. Una dedizione che è desiderio di ascolto, apertura dei sensi. Un sentire sensibile che mobilita i cinque sensi per seguire il tuo “dire”, il tuo dirti.
B: Credo di capire. Credo anche non sia difficile concordare sul fatto che un ascoltatore simile sia piuttosto raro. Però, ascolta, non esiste pure la possibilità che sia colui che parla a non volere un simile ascoltatore davanti a sé? Non occorre insomma che anche chi parla si renda disponibile alla profondità, alla autenticità del dire e del dirsi?
A: In effetti, non posso contraddirti. Eppure, se cerco una risposta veloce, trovo che per colui che “dice”, il problema sia proprio questo rapporto col profondo, con l’autenticità.
B: Che intendi?
A: E’ come se l’autenticità fosse un risultato di ritorno di un ascolto autentico. Non il contrario. Vista dal punto di vista di chi parla, l’autenticità appare messa in crisi, incerta, oppure non determinante. Non aggiunge nulla, insomma. Viceversa, l’autenticità dell’ascolto sembra donare luce, illuminare l’intorno delle parole proferite dall’altro. E’ l’occhio altrui che dona la vita.
B: Questa cosa dell’aggiungere, va a sollecitarmi un senso di inquietudine. La realtà, si svela oppure si veste? E svelandosi, si vuota? Oppure, vestendosi, si riempie? Non si aggiunge nulla, credo. Si svela. Si arriva anche a svelare la nudità delle cose. Si arriva alla crosta dura, grattando. Si svela il null’altro che porta ineluttabilmente con sé il tutt’altro.
A: L’altro che ascolta con dedizione viene in soccorso, quindi. Simula il dio che porge l’orecchio e il cuore al figlio confuso.
C: Cosa vi porto?
A: Una tassoni.
B: A me un caffè con ghiaccio, grazie.
postato da: egovirtuale alle ore 17:03 | link | commenti
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IMPOSSIBILE TROVARE IL


Spesso i bar sono pieni di server.

postato da: egovirtuale alle ore 16:05 | link | commenti (2)
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TRANCEPOST

Esperimenti di trance-dettatura con la funzione speech di office 2002 versione inglese. In trance, ho parlato con la voce dei morti, in linguaggi sconosciuti. Office ha opportunamente tradotto in inglese il delirio vocale da me sussurrato e sfarfugliato al microfonico da dieci soldi che ho in dotazione. Offro l'esito a Voi affinchè la Via e la Luce dell'aldilà possano indicarVi la strada.

Primo messaggio:

In the home loan that while her name was home when the new and new home or when in Dayton

Secondo messaggio:

What and when the entire 1 of the house and on local and national all that good at what was new and have it tough guy is the one who

Terzo messaggio:

When for the enterprise institute and the question and was on the one that’s right.
Well as the “didn’t do that that isn’t enough to Atlanta in the legal issues that

Paura. Confesso che ho paura.

postato da: egovirtuale alle ore 16:04 | link | commenti
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Sant'Username. Patrono delle password.

postato da: egovirtuale alle ore 15:47 | link | commenti
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postato da: egovirtuale alle ore 15:36 | link | commenti
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domenica, 21 maggio 2006

Stiamo costantemente in equilibrio sul presente. Il presente è come una corda tesa sul niente. Quel niente ci attrae, come nient'altro al mondo.
postato da: egovirtuale alle ore 19:30 | link | commenti
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Mangiare pezzi di mondo. Poi cacarli. E tornare, a distanza di qualche tempo, a ricercarli affannosamente nelle fogne.

postato da: egovirtuale alle ore 19:19 | link | commenti
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- Il 1975 è stato un anno pazzesco. Incredibile. Inenarrabile. E tu, dov'eri nel '75?
- Ero ancora nel '73.
postato da: egovirtuale alle ore 19:16 | link | commenti (2)
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L'ultimo di turturro è divertente. Almeno fino a cinque minuti dalla fine.
postato da: egovirtuale alle ore 09:25 | link | commenti
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venerdì, 19 maggio 2006

Ciò che non evolve, un poco alla volta, svanisce.

postato da: egovirtuale alle ore 15:33 | link | commenti
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Chiedo alle cellule del mio avambraccio: ma voi avete la stessa percezione del tempo che ho io? Nessuna risposta. E' evidente che il tempo occorso per far la domanda, per le cellule o era un eone e non han capito un cazzo, oppure era un infinitesimo di secondo e non hanno capito una mazza pure. Perciò deduco che sì, il tempo percepito da una cellula è diverso dal tempo che io percepisco.

Quindi il tempo è qualcosa che dipende da chi lo percepisce.

E se non c'è nessuno o nulla che lo percepisca, che cosa sarebbe, allora, il Tempo?

Boh.

Se non c'è nulla che percepisca il tempo, - mi risponde il quadro appeso al muro, - il tempo non è quello che è quando lo percepisci. Se lo percepisci è perchè conservi e leggi tracce mnestiche di ciò che era. Cogli delle differenze, insomma. Se non hai memoria, il tempo si schiaccia fino a sparire.

Mah.

Interviene la gatta di casa, stiracchiandosi sulla poltrona: Forse è che il tempo è una forma parziale percepita da punti di vista particolari, di qualchecosa che ha anche altri attributi, ma che voi umani, non potete percepire. Come umani ne percepite solo alcuni aspetti. Per colpa della conformazione limitata del vostro sistema percettivo e cognitivo, insomma, chiamate "Tempo" l'unghia di una bestia più grande, della quale non immaginate neppure l'esistenza e la consistenza. Chiedi l'ora ad un sasso. Come minimo ti guarderà strano.

Pensavo di sterilizzarti.

postato da: egovirtuale alle ore 15:18 | link | commenti (3)
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mercoledì, 17 maggio 2006

18 maggio 2006.

postato da: egovirtuale alle ore 23:06 | link | commenti (2)
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Al mondo c'è chi ha bisogno di descrivere e chi ha bisogno di fare. Non lo dico io, l'ha detto qualcun'altro. Ci dividiamo insomma. 50 e 50. Io non sto tra i doers. Sto tra i describers. Sto tra quelli che prima di fare han bisogno di dirsi quello che stan per fare, e che mentre lo fanno si descrivono quel che stanno facendo. E' questo che mi frega. Sono troppo lento. Tra il dire e il fare c'è di mezzo. C'è chi, invece, passa direttamente all'azione. Fa. Non descrive, ne prima ne durante, ne dopo. Queste sono le persone veloci. Van così le cose.
postato da: egovirtuale alle ore 22:41 | link | commenti
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domenica, 07 maggio 2006

E questo è tutto.

postato da: egovirtuale alle ore 21:36 | link | commenti (3)
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Mi è capitato la scorsa settimana di vedere un tristissimo dibattito tra un Nove quasi imbarazzato che presentava il suo ultimo libro sui precari, un Funari maleodorante che conduceva, una ospite che non ho capito chi e un De Marchi senilmente demenziale. Quest'ultimo augurava all'Italia un destino capitalista alla Irlandese, nazione piena di precari felici, ricchi e non rompicoglioni. Sorvolava sulla narrativa antropologica di Nove, coglieva nel mammismo e nella indisponibilità del giovane italiano a lavorare flessibilmente e saltuariamente oggi qui domani là, il declino della Nazione. Individuava la salvezza del Paese nella eliminazione di 4 milioni di dipendenti pubblici, parassiti passacarte.

Pazienza per il fatto che l'Irlanda non è l'Italia.

Pazienza per la clinica e la psicologia umanistica.

Pazienza per il fatto che sarei un parassita passacarte.

Mi piacerebbe conoscere la fonte dei redditi del Prof. De Marchi: se, alla sua età il lavoro per lui è ancora fonte di reddito e se percepisce pensione. Se percepisse entrambi, credo sarebbe intellettualmente più onesto rinunciare alla seconda.

Ci sono troppi pensionati in Italia. Se ne andassero in Irlanda. Senza passare per la Svizzera.

postato da: egovirtuale alle ore 21:14 | link | commenti
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VECCHIA PICCOLA BORGHESIA

Il cancro della società (in)civile italiana è la doppia o tripla o quadrupla morale degli italiani. In essa eccelle il ceto medio cattolico, politicamente orientato a destra, la cui morale è semplicemente immorale, nauseabonda e fascista.

postato da: egovirtuale alle ore 21:03 | link | commenti
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sabato, 06 maggio 2006

DISEDUCAZIONE CIVICA

Che uno dei modi di risparmiare sui costi è vedere fino a dove regge. E questo è il destino dell'italia e degli italiani.

postato da: egovirtuale alle ore 09:46 | link | commenti
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Ciò che consente a più persone di asserire che la rosa che stanno guardando è rossa e profumata, non è il fatto che la rosa sia una rosa, rossa e profumata, ma semplicemente il fatto che quelle persone hanno a disposizione un sistema percettivo, cognitivo omogeneo, simile. Essere d'accordo su che cosa sia una cosa, quindi, non fa la cosa "cosa", ne tantomeno fa avere a quella cosa quelle caratteristiche. Una cosa non è ne cosa ne così. Si tratta insomma del fatto di poter condividere simili modalità di esperienza del mondo, e di avere universi di senso similari, confrontabili, cognitivamente sovrapponibili (almeno in parte). Ne consegue che quando si è d'accordo su un qualcosa, si è d'accordo non sulla cosa, ma su sul come si fa esperienza di una parte di mondo. Il mondo, quindi, è anche tutt'altro. Tutt'altro anche che insieme di "parti" di mondo, quindi. Tutt'altro che un insieme di oggetti.  Ben poca cosa è dunque il fatto di non essere d'accordo sulle sfumature che contraddistinguono le proprietà di una "cosa", oppure sulla forma propria della cosa se il punto di visione dei guardanti è diverso. In un certo senso, perciò, quando un gruppo di persone dice che "questa cosa è così", non dice nulla sulla cosa, ma semplicemente pone sopra agli altri possibili, il proprio modo di fare esperienza di un qualcosa. Nega l'alterità per affermare tautologicamente i confini della propira bolla di senso personale o di gruppo. Oggettifica unilateralmente un brano di mondo. Codifica un sistema percettivo e cognitivo e lo estende con la menzogna agli altri individui. Mente al mondo e sul mondo. Mente a sè.

postato da: egovirtuale alle ore 09:45 | link | commenti
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venerdì, 05 maggio 2006

Questo è un test.

postato da: egovirtuale alle ore 16:43 | link | commenti
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Abitare l'impensato.

postato da: egovirtuale alle ore 16:41 | link | commenti
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ALLUCINAZIONE

Che è evidente il fatto che l'oggetto continua ad "esistere" anche quando non lo guardi. Che l'oggetto per come lo percepisci e descrivi dipende dal mondo in cui lo percepisci e lo descrivi. Che quindi già il fatto di dire che è un oggetto, fa parte del modo di percepire e descrivere quello che tu chiami oggetto. Che insomma non si può dividere il sistema vivente che permette di percepire ed elaborare una esperienza di quel qualcosa, da quella parte di mondo che chiami qualcosa e che dici di percepire e di esperire. Che quindi l'oggetto per come è per te, è parte di te e tu parte dell'oggetto. Se un cane vede in bianco e nero la rosa che tu vedi rossa, non significa che la rosa sia grigia. E così, perchè dovrebbe essere rossa? Se il tuo amico senza naso non sente il profumo che senti tu, non significa che la rosa sia inodore. Ne che profumi, no? Che anche l'oggetto in quanto tale non esiste. Dal momento che in tua assenza non c'è alcuno che lo distingua dal resto. Che ognuno si porta dietro il suo universo di cose, oggetti, proprietà di quegli oggetti, significati. Che, infine, quel piccolo universo tra mille universi che si intrecciano all'infinito tra loro, sono io, sei tu.

postato da: egovirtuale alle ore 16:39 | link | commenti
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giovedì, 04 maggio 2006

Plop.
postato da: egovirtuale alle ore 18:51 | link | commenti (2)
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mercoledì, 03 maggio 2006

postato da: egovirtuale alle ore 19:00 | link | commenti
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Old man sitting by the side of the blog.

postato da: egovirtuale alle ore 18:38 | link | commenti
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Tranne i tranne, tutto il resto è escluso.
postato da: egovirtuale alle ore 18:26 | link | commenti
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La rivoluzione era nascosta nella tasca interna della sciarpa.
postato da: egovirtuale alle ore 17:00 | link | commenti
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Sic e Ibidem, sposi.

postato da: egovirtuale alle ore 16:59 | link | commenti
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Fare la fine del finale.
postato da: egovirtuale alle ore 16:57 | link | commenti
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Nuvole ad incastro.
postato da: egovirtuale alle ore 16:55 | link | commenti
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Un pettine ad energia eolica.
postato da: egovirtuale alle ore 16:54 | link | commenti
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Un cane a scoppio.
postato da: egovirtuale alle ore 16:53 | link | commenti
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Una sedia a manovella.

postato da: egovirtuale alle ore 16:52 | link | commenti
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Il mondo si divide in quelli che non contano un cazzo ed in quelli che tentano con due.

Il mondo si divide due punti.

Il mondo si divide. Ma poi si ìmpera.

Il mondo di divide per tre e quattordici o.

Il mondo si divide e "n" diventa finalmente interessante.

Il mondo si divide i dividendi. Che è un po' come sottrarre i sottraendi.

Il mondo si divide. Denunciata la saliva di dio.

Il mondo si divide. In parti uguali e ritorni diversissimi.

Il mondo si divudì. Con l'Espresso.

postato da: egovirtuale alle ore 16:43 | link | commenti
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martedì, 02 maggio 2006

Blablabla. Amare l’assoluta solitudine delle cose, dinanzi a queste domande grandi, che evocano silenzio. Faticare anche soltanto per simpatia verso questa “nullezza”. Le cose del mondo, gli esseri del mondo stanno soli dinanzi a questo enorme silenzio, a questo vacuo di risposte, a questa assenza impronunciabile. Nullificarsi nel fare che presuppone assorbimento totale nella nullità di ciò che è, che sta, ma non ha padri, non ha madre, se non nella saetta delle micro e delle macrosfere, se non nelle nubi cariche di vento cosmico e desertico e planetario. Non c’è padre e non c’è madre.

Dio dopo aver creato il mondo, e trovandolo desiderabile, si suddivise in mille e mille esseri viventi per poterne godere dal di dentro. Diventando “esseri viventi”, egli però dimenticò la propria origine e con essa, l’apprezzabile motivo della sua scelta.

Amare le cose perché non hanno né padre, né madre, avendo ad un certo punto, dio, avuto la malaugurata idea di godere di sé stesso e dei frutti del suo stesso lavoro (ovvero di suo figlio, “il creato”?) da un “di dentro”. Forse per sfuggire da un ingombrante “di fuori” (come dire che nemmno dio aveva molta scelta in quanto a direzioni da prendere: il dentro del dentro, per non confrontarsi e scomparire in un “fuori” (un “intorno”) da dio, che non era già più “dio”). Blablabla.
postato da: egovirtuale alle ore 21:25 | link | commenti
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Le cose scomode non hanno le rotelle.
postato da: egovirtuale alle ore 15:50 | link | commenti (2)
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Le cose inutili non hanno la maniglia.

postato da: egovirtuale alle ore 15:50 | link | commenti
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ETICA CASALINGA

L'asse del male. Il Ferro da stiro del bene.

postato da: egovirtuale alle ore 15:47 | link | commenti
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E perché l'essere umano ha inventato le domande?
postato da: egovirtuale alle ore 13:32 | link | commenti (2)
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E dov'è, se c'è, il cimitero dei blog defunti?
postato da: egovirtuale alle ore 13:30 | link | commenti (2)
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UNA DOMANDA A BELLOCCHIO

Ma perchè l'Artista fa salire la Bellezza in treno e non la fa salire, piuttosto, in un taxi?

postato da: egovirtuale alle ore 13:29 | link | commenti
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Non hai tattoo.
postato da: egovirtuale alle ore 13:26 | link | commenti
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