Adesso mi divertirò un po' con te con un bel gioco che ti piacerà Simone dice che è molto semplice e lui queste cose le sa! Batti in aria le mani e poi falle vibrar se fai come Simone non puoi certo sbagliar! Adesso che hai capito certamente puoi giocare sempre con gli amici tuoi. Come puoi veder non è difficile segui il ritmo e niente più! Butta in aria le mani e poi lasciale andar muovile ancora con me un po' di qua e un po' di là! Batti in aria le mani e poi falle vibrar se fai come Simone non puoi certo sbagliar!
Simone è stato brutalmente assassinato il 24.10.1970.
Se la conoscenza della natura profonda del mondo, fosse il presupposto per essere umanamente migliori e più felici, dovremmo rimandare questa condizione a data da destinarsi. Oppure ammettere che così non è. Ammettere che, insomma, non è necessario svelare la intima struttura della realtà, né mettere d'accordo, una volta per tutte scienziati, filosofi, religiosi, cantastorie e piccoli imprenditori. E se la Sapienza Ultima non serve necessariamente, che cosa allora, potrebbe bastarci?
I sistemi viventi sono come la tv. Dei sistemi decrittanti. L'informazione non esiste in natura se non in quanto decrittata e riconosciuta come tale dal sistema vivente che dà ad essa il potere di organizzare il mondo.
Ciò pone la questione della ricorsività: dal momento che noi stessi siamo informati da informazioni che sono "nostre" decrittazioni. Il decrittante è informato dalle informazioni che decritta.
Ciò significa che il mondo è costantemente costruito nella sua forma apparente dalla sua forma apparente.
Caos e ordine convivono in una eterna danza. Ed è impossibile dividerli o riconoscerne uno dall'altro.
Il caotico pullulare di energia ha in sè le mille forme. Universi diversi convivono, ricreandosi, decrittando diversamente la medesima fonte.
Alla tivù danno la nebbia. E' notte fonda. Tu dormi della grossa sul divano. E dio inventa sè stesso inventadosi inventandosi.
L'architettura è una metafora del cogito, dell'agire e del comunicare umani. L'architettura crea contesti abitabili e percorribili. Crea contesti di vita fatti di spazi, di zone, di non-spazi, di non-zone. Di aperture e percorsi, di muri e non-oltrità.
Quando pensi, agisci, comunichi stai costruendo architetture immateriali, che poi saranno il tuo, il nostro contesto di vita.
Chi ne è consapevole gioca molto sui muri, sugli spazi interrotti, sui non-spazi, sulla non oltrità. Ciò che è inesperibile è impensabile, e in quanto inpensabile costruisce profondamente il mondo in cui vivere. O meglio, in cui non vivere.
Dio è uno di questi. Il migliore, peraltro. Il grande negatore dell'oltre. Il Contestualizzatore Massimo. Colui il quale crea le regole invisibili che non possono essere scorte, ma che guidano lungo i bordi l'umanità ignara dei bordi stessi.
Non possiamo non comunicare perchè ogni segno letto come indizio diventa informazione. Informazione è dunque ogni cosa che viene intesa come tale. Si tratti di parole dette, scritte oppure di azioni compiute. Agire è informare. Parlare è informare.
Ogni cosa è quello che è perchè esiste un dettato informazionale che la informa nella forma che assume e che permane trasformandosi. Si tratta però di informazioni particolari, ovvero capaci di dare forma alle cose del mondo, affinchè esse siano quello che sono e non altro. Si tratta quindi di informazioni diverse dalla informazioni di cui siamo abituati. Esse agiscono per così dire in background, costituendo un tessuto connettivo stabile. Non sono intelleggibili dalla cosa che ne è informata. Per l'uomo, ciò vale a significare che esso non può accorgersi delle informazioni che lo informano.
Creare le condizioni affinchè possano attualizzarsi le condizioni affinchè ciò che desideriamo trovi le condizioni per emergere, significa offrire al mondo informazioni che creano condizioni affinchè possano crearsi le condizioni. Dal che è possibile affermare che una relazione è sempre costruita su difetti informativi reciproci. Una azione che non conduce al successo è un sistema di informazioni carenti e poco informative, poco informatizzanti.
Ho finito, buonasera e grazie.
Se lui l'ha fatto, perchè non pure io?
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TRANCEPOST
Esperimenti di trance-dettatura con la funzione speech di office 2002 versione inglese. In trance, ho parlato con la voce dei morti, in linguaggi sconosciuti. Office ha opportunamente tradotto in inglese il delirio vocale da me sussurrato e sfarfugliato al microfonico da dieci soldi che ho in dotazione. Offro l'esito a Voi affinchè la Via e la Luce dell'aldilà possano indicarVi la strada.
Primo messaggio:
In the home loan that while her name was home when the new and new home or when in Dayton
Secondo messaggio:
What and when the entire 1 of the house and on local and national all that good at what was new and have it tough guy is the one who
Terzo messaggio:
When for the enterprise institute and the question and was on the one that’s right.
Well as the “didn’t do that that isn’t enough to Atlanta in the legal issues that
Paura. Confesso che ho paura.
Mangiare pezzi di mondo. Poi cacarli. E tornare, a distanza di qualche tempo, a ricercarli affannosamente nelle fogne.
Chiedo alle cellule del mio avambraccio: ma voi avete la stessa percezione del tempo che ho io? Nessuna risposta. E' evidente che il tempo occorso per far la domanda, per le cellule o era un eone e non han capito un cazzo, oppure era un infinitesimo di secondo e non hanno capito una mazza pure. Perciò deduco che sì, il tempo percepito da una cellula è diverso dal tempo che io percepisco.
Quindi il tempo è qualcosa che dipende da chi lo percepisce.
E se non c'è nessuno o nulla che lo percepisca, che cosa sarebbe, allora, il Tempo?
Boh.
Se non c'è nulla che percepisca il tempo, - mi risponde il quadro appeso al muro, - il tempo non è quello che è quando lo percepisci. Se lo percepisci è perchè conservi e leggi tracce mnestiche di ciò che era. Cogli delle differenze, insomma. Se non hai memoria, il tempo si schiaccia fino a sparire.
Mah.
Interviene la gatta di casa, stiracchiandosi sulla poltrona: Forse è che il tempo è una forma parziale percepita da punti di vista particolari, di qualchecosa che ha anche altri attributi, ma che voi umani, non potete percepire. Come umani ne percepite solo alcuni aspetti. Per colpa della conformazione limitata del vostro sistema percettivo e cognitivo, insomma, chiamate "Tempo" l'unghia di una bestia più grande, della quale non immaginate neppure l'esistenza e la consistenza. Chiedi l'ora ad un sasso. Come minimo ti guarderà strano.
Pensavo di sterilizzarti.
Mi è capitato la scorsa settimana di vedere un tristissimo dibattito tra un Nove quasi imbarazzato che presentava il suo ultimo libro sui precari, un Funari maleodorante che conduceva, una ospite che non ho capito chi e un De Marchi senilmente demenziale. Quest'ultimo augurava all'Italia un destino capitalista alla Irlandese, nazione piena di precari felici, ricchi e non rompicoglioni. Sorvolava sulla narrativa antropologica di Nove, coglieva nel mammismo e nella indisponibilità del giovane italiano a lavorare flessibilmente e saltuariamente oggi qui domani là, il declino della Nazione. Individuava la salvezza del Paese nella eliminazione di 4 milioni di dipendenti pubblici, parassiti passacarte.
Pazienza per il fatto che l'Irlanda non è l'Italia.
Pazienza per la clinica e la psicologia umanistica.
Pazienza per il fatto che sarei un parassita passacarte.
Mi piacerebbe conoscere la fonte dei redditi del Prof. De Marchi: se, alla sua età il lavoro per lui è ancora fonte di reddito e se percepisce pensione. Se percepisse entrambi, credo sarebbe intellettualmente più onesto rinunciare alla seconda.
Ci sono troppi pensionati in Italia. Se ne andassero in Irlanda. Senza passare per la Svizzera.
VECCHIA PICCOLA BORGHESIA
Il cancro della società (in)civile italiana è la doppia o tripla o quadrupla morale degli italiani. In essa eccelle il ceto medio cattolico, politicamente orientato a destra, la cui morale è semplicemente immorale, nauseabonda e fascista.
DISEDUCAZIONE CIVICA
Che uno dei modi di risparmiare sui costi è vedere fino a dove regge. E questo è il destino dell'italia e degli italiani.
Ciò che consente a più persone di asserire che la rosa che stanno guardando è rossa e profumata, non è il fatto che la rosa sia una rosa, rossa e profumata, ma semplicemente il fatto che quelle persone hanno a disposizione un sistema percettivo, cognitivo omogeneo, simile. Essere d'accordo su che cosa sia una cosa, quindi, non fa la cosa "cosa", ne tantomeno fa avere a quella cosa quelle caratteristiche. Una cosa non è ne cosa ne così. Si tratta insomma del fatto di poter condividere simili modalità di esperienza del mondo, e di avere universi di senso similari, confrontabili, cognitivamente sovrapponibili (almeno in parte). Ne consegue che quando si è d'accordo su un qualcosa, si è d'accordo non sulla cosa, ma su sul come si fa esperienza di una parte di mondo. Il mondo, quindi, è anche tutt'altro. Tutt'altro anche che insieme di "parti" di mondo, quindi. Tutt'altro che un insieme di oggetti. Ben poca cosa è dunque il fatto di non essere d'accordo sulle sfumature che contraddistinguono le proprietà di una "cosa", oppure sulla forma propria della cosa se il punto di visione dei guardanti è diverso. In un certo senso, perciò, quando un gruppo di persone dice che "questa cosa è così", non dice nulla sulla cosa, ma semplicemente pone sopra agli altri possibili, il proprio modo di fare esperienza di un qualcosa. Nega l'alterità per affermare tautologicamente i confini della propira bolla di senso personale o di gruppo. Oggettifica unilateralmente un brano di mondo. Codifica un sistema percettivo e cognitivo e lo estende con la menzogna agli altri individui. Mente al mondo e sul mondo. Mente a sè.
ALLUCINAZIONE
Che è evidente il fatto che l'oggetto continua ad "esistere" anche quando non lo guardi. Che l'oggetto per come lo percepisci e descrivi dipende dal mondo in cui lo percepisci e lo descrivi. Che quindi già il fatto di dire che è un oggetto, fa parte del modo di percepire e descrivere quello che tu chiami oggetto. Che insomma non si può dividere il sistema vivente che permette di percepire ed elaborare una esperienza di quel qualcosa, da quella parte di mondo che chiami qualcosa e che dici di percepire e di esperire. Che quindi l'oggetto per come è per te, è parte di te e tu parte dell'oggetto. Se un cane vede in bianco e nero la rosa che tu vedi rossa, non significa che la rosa sia grigia. E così, perchè dovrebbe essere rossa? Se il tuo amico senza naso non sente il profumo che senti tu, non significa che la rosa sia inodore. Ne che profumi, no? Che anche l'oggetto in quanto tale non esiste. Dal momento che in tua assenza non c'è alcuno che lo distingua dal resto. Che ognuno si porta dietro il suo universo di cose, oggetti, proprietà di quegli oggetti, significati. Che, infine, quel piccolo universo tra mille universi che si intrecciano all'infinito tra loro, sono io, sei tu.
Old man sitting by the side of the blog.
Il mondo si divide in quelli che non contano un cazzo ed in quelli che tentano con due.
Il mondo si divide due punti.
Il mondo si divide. Ma poi si ìmpera.
Il mondo di divide per tre e quattordici o.
Il mondo si divide e "n" diventa finalmente interessante.
Il mondo si divide i dividendi. Che è un po' come sottrarre i sottraendi.
Il mondo si divide. Denunciata la saliva di dio.
Il mondo si divide. In parti uguali e ritorni diversissimi.
Il mondo si divudì. Con l'Espresso.
UNA DOMANDA A BELLOCCHIO
Ma perchè l'Artista fa salire la Bellezza in treno e non la fa salire, piuttosto, in un taxi?