Non è solo il solito saper, saper fare, saper essere che conta. Conta di più il saper far sapere, il saper far fare ed il saper far essere. Ogni cosa, per essere fatta, ha bisogno dell'aiuto di ciò che al di fuori di chi agisce. Servono sempre risorse esterne, per rendere possibile ogni cosa voluta da qualcuno. E' una questione, appunto, di risorse esterne.
SHORTS STORIES - Il lupo di dubbio
C'era un cavallo che era convinto di essere un lupo. Allora un tale di nome francesco dassisi che ne sapeva due più del diavolo gli dice: Eh, eh, se sei un lupo come dici di essere, allora ulula. E il cavallo ululò. Allora francesco dassisi gli risponde: Cavolo. Beh, se tu sei un lupo allora io sono un santo. E il lupo-cavallo gli rise in faccia. Poi gli disse (il cavallo-lupo): Ué, se sei un santo, allora fai il miracolo. Se dici che io non sono un lupo ed invece sono un cavallo, allora trasformami in lupo per davvero. E sanfrancesco lo trasformò in pecora. E allora il cavallo-lupo-pecora sbigottito gli disse: Accidenti, a te devono averti bocciato all'Istituto Professionale per i Miracoli. E santofrancesco, incredulo: Oh, ma te come lo sai?
Testùn, rispose con un barrito la pecora, ero nella commissione d'esame!
I rapporti tra persone fanno riferimento a tre tipi di relazione archetipica: il gioco per la conoscenza, il corteggiamento per l'accoppiamento e il combattimento per il dominio. L'uno può condurre all'altro. Nella quotidianità ogni comunicazione umana fa riferimento metaforicamente a queste tre modalità.
GRANA PADANO
"Padroni a casa nostra", recita il manifesto della lega. Da noi si dice: "queo che xe tuo xe mio, queo che xe mio xe mio" (ciò che è tuo è mio; ciò che è mio è mio). C'è continuità intellettuale tra la tradizione popolare e la teoria post-guthriana del padano-tipo.
Perchè amare? Già nella domanda si pone la chiave del fallimento dell'amore: un motivo da soddisfare a posteriori; una precondizione che conduce a. L'amore in sè e per sè, non esiste. Esiste solo "a motivo di". In alternativa: evitare di porre la domanda.
Che cos’è una “condizione”?
Che cos’è un “atto” che crea condizioni?
Una condizione è tale anche senza che sia percepita e definita come tale da un soggetto? E’ tale a priori?
Parrebbe che sì: ci sono condizioni che condizionano il flusso degli eventi, anche se i soggetti coinvolti non se ne rendono conto. Vale a dire che possono rileggere le concorrenze a posteriori, per spiegare come sia stato possibile arrivare ad una certa configurazione dell’”universo” osservato. E’, seppure parzialmente, possibile dare una o più spiegazioni del come si è arrivati ad una data situazione.
E’ anche vero che la questione pone il problema di ciò che sembra non esistere finchè non è percepito e individuato. Se è così – e mi pare di poter dire che è così (ciò che è percepito non esaurisce il percepibile)-, allora esiste una percentuale di condizioni non intelleggibili – e conseguentemente non governabili – che sfugge. In alternativa occorrerebbe affermare che, no, solo ciò che è configurabile come “elementi percepiti di un sistema cognitivamente ed esperienzalmente definito”, esiste ai fini di una teoria personale dell’azione; il non percepito, quindi, non concorrerebbe a “fare” diverso il mondo, autonomamente.
La prima ipotesi, apre a una limitatezza ontologica del progetto, del processo di cambiamento, perché parte del mondo “sfugge”. La seconda, apre ad una limitatezza radicale del progetto, del processo di cambiamento, perché il domani può rivelare scenari imprevisti, diversi o maggiormente precisi.
In un ottica dell’azione per il cambiamento come attivià incessante di (induzione alla) modifica diretta o indiretta di “condizioni” grazie alle quali il mondo (gli universi) si configura diversamente, il risultato non è garantito. Non può essere dato a priori. Si tratta semplicemente di governare la barca tenedo una direzione verso una costa sognata da svegli.
Per rispondere alle domande iniziali:
Una “condizione” è:
una configurazione di elementi che consente la manifestazione di un’altra configurazione di altri elementi (dello stesso ordine o di diverso ordine).
Cosa sono questi “elementi”?
I mattoni del mondo: particelle, energia, onde; molecole; cellule; microrganismi; organi; individui; organismi immateriali (cooncetti; idee; costrutti mentali); organizzazioni di individui; organizzazioni di idee…
Un “atto” è un sotto-sistema di condizioni tale che sistematicamente modifica altri sotto-sistemi e/o sistemi di ordine superiore.
Che cosa fa si che si configuri diversamente una configurazione di elementi (condizione)? Condizioni.
Vale a dire che il mondo è possibile perché il mondo è possibile.
Non riesco ad andare oltre. E non è soltanto un problema di analisi. E’ anche e soprattutto un problema profondamente personale ed esistenziale: dove sono “io” in tutto questo? Che cos’è “davvero” ciò che voglio che sia? che vorrei che fosse? che è (nonostante il particolare)?
Io, la mia persona, il mio corpomente, me, sono soltanto “condizioni”? Sono solo condizioni che condizionano condizioni? Sono solo condizioni condizionate da condizioni? Dov’è “io” in tutta la sua séità? Non-lo-so. E non mi pare una buona notizia.
Non so se farvi un post sul dalek, l'alebon, il kilt, gelati primi anni ottanta o sul ghiacciolo all'anice, l'orsetto, il ricoperto, gelati anni settanta. Oppure su alessandrelli, portiere azzurro in terza dei mondiali di nonsoche, conosciuto ai più senza aver mai giocato; o su longobucco e cuccureddu, fugurine triple della raccolta panini 1973. Volendo lo potrei fare su Big Josh, il fratello boscaiolo di Big Jim quello che spaccava la tavolette prerotte. Oppure sui panini con zucchero e burro delle 16.30. Oppure un post su niente di tutto questo.
Vada per il niente.
TORNARE UTILI
Io sono una condizione affinchè possano manifestarsi altre condizioni. Mi piaccia o no.
MORTO CHE PIRLA
Who was Abu Musab al Zarqawi?
by Michel Chossudovsky
June 8, 2006
GlobalResearch.ca
Mythical figure and terror mastermind Abu Musab Al Zarqawi was killed in an air raid, according to a statement of the Iraqi government.
Iraqi Prime Minister Nouri Maliki announced at a press conference . "We have eliminated Zarqawi." The head of US-led forces in Iraq, General George Casey, said the strike against an "isolated safe house" took place at 1815 (1415 GMT) on Wednesday. (BBC, 7 June 2006)
"Jordanian-born Zarqawi was said to have been in a meeting with associates at the time. Several other people were reported to have been killed in the raid. General Casey said Zarqawi's body was identified through fingerprints, facial recognition and known scars." (Ibid)
Zarqawi has been upheld both in official statements and the media as head of "the Sunni insurgency", leader of "al-Qaeda in Iraq", allegedly responsible for the the killings of thousands of civilians.
Intelligence Asset
The evidence suggests, however, that Zarqawi was part of a Pentagon disinformation campaign launched in 2003. which was initially intended to justify the US led invasion of Iraq. This central role of Zarqawi as an instrument of war propaganda was recently confirmed by leaked military documents revealed by the Washington Post.
The Pentagon had set up a "Zarqawi program". Military documents confirm that the role of Zarqawi had been deliberately "magnified" with a view to galvanizing public support for the US-UK led "war on terrorism":
"The Zarqawi campaign is discussed in several of the internal military documents. "Villainize Zarqawi/leverage xenophobia response," one U.S. military briefing from 2004 stated. It listed three methods: "Media operations," "Special Ops (626)" (a reference to Task Force 626, an elite U.S. military unit assigned primarily to hunt in Iraq for senior officials in Hussein's government) and "PSYOP," the U.S. military term for propaganda work..." (WP. 10 April 2006)
An internal document produced by U.S. military headquarters in Iraq, states that "the Zarqawi PSYOP program is the most successful information campaign to date." (WP, op cit). (For further details see Pentagon PSYOP: "Terror Mastermind" Abu Musab Al Zarqawi is "Incompetent" - by Michel Chossudovsky - 2006-05-15)
Is Zarqawi's Death part of Pentagon PSYOP?
If indeed Zarqawi was fabricated to deliberately mislead public opinion, what are the implications of his death in the process of media disinformation? Is the killing of Zarqawi part of the Pentagon PSYOP program? The Bush adminstration is already announcing "a post-Zarqawi era", suggesting that with the death of its presumed leader, the "insurgency" is in the process of being defeated. Zarqawi's death was an opportunity for the new government to "turn the tide", President Bush said. "The ideology of terror has lost one of its most visible and aggressive leaders,"
Historical Background: Who was Musab Abu al Zarqawi
The following text first publish in June 2004, provides details on the origin of the Zarqawi Legend and how this mythical figure was used to justify the invasion and occupation of Iraq. I has also served as a convenient coverup of extensive war crimes committed by coalition forces in Iraq.
Il resto qui.
Quando c'era la tele a valvole potevi guardarci dentro dalle fessure. Era un buon posto per i soldatini atlantic. Ma non c'era una porta d'ingresso. I soldatini, dovevano perciò accontentarsi dei rifugi creati dalla colate di diluente sul polistirolo. Era la finta neve, i cui pallini si attaccavano ai maglioncini sintetici dal color cacchetta, allora in voga tra le famiglie proletarie. Al telegiornale i servizi segreti interferivano con la nebbia e lo scartavetramento dell'audio ogniqualvolta il giornalista si accingeva a rendere pubblici fatti che il governo intendeva invece occultare. Tipo la scala mobile. Quando la tele si spegneva faceva al centro un puntino di luce, che non bisognava guardare, ma che tutti guardavano perchè ipnotizzava. Era bella anche la fine delle trasmissioni per via del bip interminabile. A me mi faceva passare il raffreddore.
Re Pentaglio perse il suo reame, per via del suo amore del rischio. Re Petita voleva avere tutto doppio. E cosi via.
EMIGRANTI
- Mamma, è deciso, vado in Germania.
- Ossignore, in germania a fare che?
- A lavorare.
Da un dialogo tra Totti e la madre.